Nel Regno Unito si sta aprendo una discussione che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui vengono allevati i cani di razza.
Una nuova proposta dedicata al benessere animale punta a valutare con criteri più severi alcune caratteristiche fisiche considerate problematiche. Se il sistema dovesse essere adottato su larga scala, fino a 67 razze molto diffuse potrebbero non essere più idonee alla riproduzione negli allevamenti autorizzati. Tra queste compaiono anche i celebri Corgi, i cani diventati simbolo della passione della regina Elisabetta II per gli animali.
Un nuovo sistema per valutare la salute dei cani
Il dibattito nasce da uno strumento chiamato Innate Health Assessment, sviluppato dal gruppo parlamentare britannico per il benessere animale (APGAW). Si tratta di una checklist composta da dieci criteri pensati per individuare alcune caratteristiche fisiche considerate potenzialmente dannose per la salute dei cani.
Tra gli elementi presi in considerazione ci sono il muso schiacciato, le pieghe cutanee molto marcate, gli occhi sporgenti o palpebre troppo cadenti. Anche alcune malocclusioni della mandibola e particolari colorazioni del mantello rientrano tra i fattori osservati.
Secondo i promotori del sistema, queste caratteristiche possono provocare problemi respiratori, difficoltà motorie o dolori cronici già nei primi anni di vita dell’animale. L’obiettivo dichiarato è quello di incentivare un allevamento più attento alla salute dei cani.
Il caso dei cani con zampe molto corte
Particolare attenzione è rivolta alle razze con zampe molto corte. Nel documento si sottolinea che quando la distanza tra il torace e il terreno è inferiore a un terzo dell’altezza della spalla, possono aumentare i rischi di problemi alla colonna vertebrale e alle articolazioni.
Questo parametro riguarda razze molto conosciute come Bassotti e Corgi, ma anche altri cani presenti nella tradizione cinofila europea. Proprio per questo motivo la proposta ha generato un confronto molto acceso tra veterinari, allevatori e associazioni di appassionati.
Da progetto volontario a possibile legge
Al momento il sistema è stato presentato alla Camera dei Lord come strumento volontario. Tuttavia molti osservatori ritengono che potrebbe diventare obbligatorio nei prossimi anni.
Se integrato nella normativa sul benessere animale, l’Innate Health Assessment diventerebbe un requisito per ottenere la licenza di allevamento. In pratica solo i cani che raggiungeranno almeno otto punti su dieci nel test potranno essere utilizzati per la riproduzione.
La soglia prevista potrebbe diventare ancora più severa con il tempo: nove punti entro cinque anni e il punteggio massimo entro dieci anni.
Le razze che potrebbero essere coinvolte
Il tema è tornato al centro del dibattito proprio mentre a Birmingham si prepara il Crufts, una delle più grandi esposizioni canine al mondo. Alcuni oppositori del progetto sostengono che fino a 67 razze potrebbero risultare non conformi ai nuovi criteri.
Nell’elenco figurano cani molto diffusi come Bulldog, Carlino, Shih Tzu, Chow Chow, Boxer, Cavalier King Charles Spaniel, San Bernardo e Mastino napoletano. Si tratta di una stima basata sui parametri indicati nella proposta, ma che ha comunque acceso il confronto tra esperti e allevatori.
Il simbolo dei Corgi della regina
Tra le razze citate quella che ha attirato più attenzione è il Welsh Corgi. Durante il suo lungo regno Elisabetta II possedette più di trenta esemplari di questa razza, trasformandoli in uno dei simboli più riconoscibili della monarchia britannica.
Secondo alcuni critici del nuovo sistema, proprio la caratteristica che rende i Corgi così riconoscibili – le zampe corte – potrebbe farli rientrare tra le razze considerate problematiche.
La Welsh Corgi League ha contestato questa interpretazione, sostenendo che la razza è generalmente sana e non presenta gli stessi problemi riscontrati in altre tipologie di cani.
Un dibattito destinato a continuare
I promotori della proposta ribadiscono che l’obiettivo non è eliminare le razze esistenti, ma incoraggiare allevamenti più attenti alla salute degli animali. Secondo i sostenitori della riforma, molti esemplari delle razze citate superano già i criteri di valutazione.
La discussione resta comunque aperta. Se le nuove linee guida dovessero diventare legge, il sistema di allevamento britannico cambierebbe in modo significativo, riaprendo il confronto tra tutela della salute dei cani e conservazione delle razze storiche.








