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Metà, la volpe sopravvissuta all’incendio del Montiferru: la storia di una seconda possibilità

volpe rossa
Metà, la volpe sopravvissuta all’incendio del Montiferru: la storia di una seconda possibilità - Papil.it

La prima cosa che colpisce quando si guarda Metà negli occhi è che è ancora una volpe selvatica.

Nonostante tutto quello che le è successo, nonostante il fuoco, l’incidente, l’operazione e gli anni passati tra cure e riabilitazione. Oggi vive nella clinica veterinaria Duemari di Oristano, ma la sua storia nasce lontano da lì, nel bosco del Montiferru, durante uno degli incendi più devastanti che la Sardegna ricordi.

La sua è una delle storie più forti legate al grande incendio del 2021, quello che bruciò oltre ventimila ettari di foreste e colline nell’entroterra sardo. In mezzo a quel disastro, tra animali feriti e habitat distrutti, la piccola volpe è diventata con il tempo un simbolo di resistenza e di rinascita.

La fuga dal fuoco nel Montiferru

Era luglio del 2021 quando il fuoco iniziò a correre tra i boschi del Montiferru. In quelle ore la montagna era attraversata da mezzi della Protezione civile, squadre antincendio e volontari impegnati a contenere le fiamme.

Metà, come molti altri animali selvatici, stava cercando di scappare. Scendeva verso valle per allontanarsi dal bosco che bruciava. La fuga però si è interrotta sulla strada.

È stata investita da un mezzo impegnato nei soccorsi. Quando è arrivata alla Clinica Veterinaria Duemari di Oristano, insieme a centinaia di altri animali recuperati nelle zone colpite dall’incendio, le sue condizioni erano gravissime.

Aveva ustioni profonde e una frattura alla colonna vertebrale. In casi simili spesso la decisione più comune è la soppressione, perché il ritorno in natura diventa impossibile.

La veterinaria Monica Pais e il suo staff però hanno deciso di tentare comunque un’altra strada.

Un intervento difficile e una nuova vita

Metà è stata operata. L’intervento era complesso e non c’erano certezze sul risultato. La volpe è sopravvissuta, ma la frattura alla colonna ha lasciato conseguenze permanenti.

Le zampe posteriori sono rimaste paralizzate. Tornare libera nel bosco non sarebbe stato possibile.

Con il tempo però è successo qualcosa che chi lavora con gli animali selvatici conosce bene. Metà ha iniziato ad adattarsi. Non nel senso umano della parola, ma nel modo tutto suo di continuare a muoversi e vivere.

Grazie al lavoro dei volontari della onlus Effetto Palla ODV, l’associazione fondata dalla stessa Monica Pais, ha trovato un modo per spostarsi, per correre brevi tratti e persino per giocare.

Oggi vive negli spazi della clinica e nel giardino dedicato alla degenza degli animali recuperati. Si nutre di carne di pollo e cibo per gatti e condivide gli spazi con altri animali curati nella struttura.

Una storia che è diventata simbolo

Con il passare degli anni la storia di Metà è uscita dai confini della clinica. È diventata una delle immagini più forti legate all’incendio del Montiferru e alla fragilità degli ecosistemi.

La sua vicenda è stata raccontata nel libro “L’incendio del bosco grande”, dove il disastro del 2021 viene narrato dal punto di vista della volpe.

Da quella storia è nata anche una favola sinfonica per orchestra e voce recitante, realizzata dalla Fondazione Fossano Musica e composta dal maestro Lorenzo Subrizi.

Il confine fragile tra uomo e natura

La storia di Metà viene ricordata spesso il 3 marzo, durante il World Wildlife Day, la giornata mondiale dedicata alla fauna selvatica.

È un momento che invita a guardare più da vicino il rapporto tra attività umane e natura. Incendi, distruzione degli habitat e traffici illegali di animali selvatici continuano a mettere in pericolo molte specie.

Monica Pais lo ripete spesso: gli animali selvatici non devono essere addomesticati. Se sono feriti o in difficoltà vanno aiutati, ma devono restare ciò che sono.

Metà non potrà mai tornare a vivere nel bosco del Montiferru. Rimarrà nella clinica che l’ha salvata. Ma il suo sguardo, ancora diffidente e libero, continua a ricordare quanto sia sottile il confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali.

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